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Slush: le lancette della storia 50 anni in avanti

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Slush: le lancette della storia 50 anni in avanti

Persone da tutto il mondo, incontri, voglia di confrontarsi, dinamismo. È difficile scegliere una sola parola per descrivere l’impatto torrenziale delle esperienze e delle sensazioni provate in due giorni. Parliamo di Slush, l’evento di Helsinki dedicato alle start up più promettenti di tutta Europa, che si è tenuto l’11 e il 12 novembre.

Quando abbiamo ricevuto l’invito siamo rimasti un po’ sorpresi. Essere selezionati, insieme ad alcune altre aziende, tra tutte le start up italiane non era scontato. La cosa ci ha sicuramente inorgoglito, oltre a metterci una certa curiosità: sapevamo che avremmo visto realtà d’impresa particolarmente brillanti e dinamiche, e ritenevamo utile ascoltare le loro esperienze.

Niente di tutto ciò è successo. O meglio: c’è stato, ma in una misura tale da non poterlo descrivere con la solita carrellata di cifre sugli andamenti di mercato, le prospettive di crescita o gli scenari futuri.

Siamo piombati in un mondo assolutamente altro, in cui entrano in gioco prima di tutto la visione, la chiarezza di idee e la determinazione. E soprattutto la coscienza cristallina e limpida di potercela fare. Senza essere Steve Jobs, senza retorica, senza voli pindarici. Ma con la consapevolezza che un’idea buona, una grande forza nel raccontarla e infine un’ottima capacità di venderla siano i tre ingredienti necessari per affermarsi. Nulla di più, nulla di meno.

La ricetta come sempre è la semplicità, ovviamente supportata da spirito di innovazione e idee solide proiettate nel domani. Ed è proprio nel domani che sembrava di essere: come aver fatto un salto in avanti di 50 anni. Ecco quello che abbiamo trovato.

Musica. L’ambiente è il primo elemento che colpisce. Una discoteca con musica industrial popolata di stand in cui ciascuno a turno racconta il proprio progetto. L’atmosfera è quella di un grande party in cui il divertimento diventa il motore che dà forza alle idee.

Persone da tutto il mondo. Una grande commistione di persone di ogni popolo e provenienza. Zambia, Namibia Siberia, Stati Uniti, Portogallo. Gente che proviene non solo da zone ricche, ma da tutte le parti del mondo.

Una storia a lungo termine. La capacità e il coraggio di mettere il proprio progetto in un’ampia prospettiva temporale, non solo pensare a quello che sarà dopodomani. La capacità e il coraggio di immaginare quanto inciderà nel modo di vivere e di pensare delle persone tra cinque, dieci, vent’anni. Non c’è arroganza in questo: c’è visione. E determinazione granitica nel concretizzarla.

Condivisione di idee e fare sistema. La fame di confronto è stata una delle prime cose che abbiamo notato. Un elemento quasi rivoluzionario per coloro che sono abituati alla realtà italiana. Non c’è alcuna gelosia per le proprie idee. C’è grande cultura della condivisione perché tutti sanno di poter attingere così all’intelligenza degli altri per crescere a propria volta, in una sorta di osmosi perenne che arreca benefici a tutti.

Coscienza di non essere così lontani. Let.life è una realtà giovanissima, ma che ha già raccolto riscontri e interesse da parte di diverse realtà imprenditoriali, oltre che dal mondo del venture capital. Grande soddisfazione per esempio ci ha dato il consenso, durante la due giorni di Slush, di uno dei primi finanziatori di Twitter. Quando qualcuno di quel livello ti fa i complimenti per la tua idea ti senti ancora più motivato. La direzione era già tracciata. Ora abbiamo ancora più chiaro il traguardo che raggiungeremo.